Individuate preziose firme biologiche nelle ossa sotterrate dall’eruzione vesuviana del 79 d.C.

Lo studio apparso tra gli Scientific Reports di Nature analizza proteine ​​antiche eccezionalmente preservate e può dirci molto sui disastri e sulle malattie affrontate dall’uomo in passato


Il collagene osseo sopravvissuto al calore dell’antica eruzione ci consegna un pezzo di storia biologica codificato in una sequenza di modificazioni biochimiche. L’analisi di queste proteine ​​antiche eccezionalmente preservate è arrivata utilizzando metodologie di proteomica mediante spettrometria di massa (MS) ad alta risoluzione su un insieme di ossa provenienti da da vittime dell’eruzione vesuviana del 79 d.C.. Lo studio, pubblicato su Nature (sezione Scientific Reports), ha visto tra i protagonisti ricercatori federiciani del Dipartimento di Scienze Chimiche e del Dipartimento di Scienze Biomediche Avanzate oltre a componenti della Task Force di Ateneo “Metodologie Analitiche per la Salvaguardia dei Beni Culturali”. La collaborazione si è allargata al Parco Archeologico di Ercolano e ha visto la partecipazione dell’Università di Copenaghen nell’ambito del Marie Curie Research and Innovation Program, di Horizon 2020 e di TEMPERA (Teaching Emerging Methods in Palaeoproteomics for the European Research Area).

Il team di biochimici, antropologi forensi e archeologi ha rivelato che a Ercolano le proteine si sono conservate meglio rispetto a Pompei, nonostante le temperature più altre registrate durante l’eruzione.

“I risultati ottenuti” dice Leila Birolo, biochimica del Dipartimento di Scienze Chimiche della Federico II di Napoli, “hanno evidenziato che l’analisi proteomica, diversamente da quanto ritenuto finora, è in grado di fornire dettagli molecolari anche in ossa esposte al calore estremo.”

«Risultati che incoraggiano a proseguire questo tipo di indagini, che potranno essere applicate anche in ambito forense per il riconoscimento individuale.»

— Leila Birolo

“La fusione delle conoscenze di paleoproteomica, antropologia forense e archeologia stanno fornendo informazioni uniche, altrimenti non ottenibili. Attraverso questo tipo di analisi, le prime mai condotte su vittime esposte a condizioni eruttive, è possibile trovare correlazioni con fattori ambientali al momento del decesso, aprendo così la porta a nuovi studi con un possibile impatto sul futuro sviluppo della proteomica ossea nella medicina legale”, afferma Pier Paolo Petrone, antropologo forense presso la Sezione dipartimentale di Medicina Legale di Scienze Biomediche Avanzate della Federico II, diretta da Massimo Niola.

«Gli straordinari risultati dimostrano il valore degli studi multidisciplinari e l’unicità dei siti sepolti dall’eruzione del 79 d.C.»

— Francesco Sirano

“Gli straordinari risultati ottenuti dal nostro team di ricerca – conclude Francesco Sirano, direttore del Parco Archeologico di Ercolano – dimostrano il valore degli studi multidisciplinari e l’unicità dei siti sepolti dall’eruzione del 79 d.C., nuovamente alla ribalta internazionale con il loro inestimabile patrimonio di tesori e scoperte archeologiche”.

I risultati di questo studio condotto su ossa esposte a condizioni eruttive hanno fornito risultati interessanti su potenziali biomarcatori validi per uno sviluppo futuro della proteomica ossea forense.


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